Il consigliere comunale, candidato alla Regione con il Partito di Antonio Di Pietro denuncia uno stato di confusione nel Pd che dovrebbe rappresentare il partito di riferimento nella coalizione di centro -sinistra.
Le elezioni si avvicinano e quello che dovrebbe essere il partito guida della coalizione di centro sinistra continua a dare segnali poco promettenti in Campania e in provincia di Caserta. Primarie promesse, sospese, rilanciate. Nate per coinvolgere e promuovere una partecipazione diffusa, oggi appaiono quasi l’unico mezzo per una resa dei conti tutta interna al PD. Pensate da Prodi e Parisi per permettere ai cittadini di confrontare programmi e progetti sono divenute strumento per personalismi esasperati. In sostanza ideate per i cittadini e abusate dalla partitocrazia.Nel frattempo, mentre in tante parti della regione Campania e della provincia di Caserta , compreso nell’Alto Casertano, si leva forte il NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA; mentre comitati, associazioni, organizzazioni no profit, liste civiche e partiti di centro sinistra si confrontano per definire il percorso e gli strumenti per promuovere e sostenere il referendum abrogativo del decreto Ronchi; mentre professori universitari di diritto pubblico (che all’estero ci invidiano), a partire dal prof. Alberto Lucarelli, dimostrano che le regole sulla concorrenza della Commissione Europea, a cui artatamente fa riferimento il decreto Ronchi, non vincolano le Amministrazioni Locali in merito alla gestione dei servizi idrici; mentre capitali europee (vedi Parigi), regioni (vedi Puglia) e tante città, che hanno già sperimentato i disastri (in termini di qualità dei servizi, manutenzione delle reti idriche e occupazione) e l’aumento esorbitante dei costi procurati dall’affidamento ai privati della gestione dei servizi idrici, fanno retromarcia e ritornano alle municipalizzate; alcuni sindaci del Consorzio Idrico di Terra di Lavoro, presieduto dal sindaco di Carinola Di Biasio del PD e forte di una maggioranza trasversale PD-PDL, tentano, con un vero e proprio colpo di mano, di affidare ai privati la gestione del Consorzio, senza aprire una discussione interna ai propri partiti e tanto meno con i propri alleati. E poi ci meravigliamo che i cittadini non si fidano più dei politici e dei partiti? E su quali base possiamo costruire un progetto per la provincia di Caserta e per la regione Campania? E il PD, al cui interno non si intravede un progetto condiviso, il decisionismo che il momento richiederebbe e capacità di ascolto e coinvolgimento delle varie forme di cittadinanza attiva, si può arrogare la pretesa di guidare con propri esponenti di partito la coalizione di centro sinistra? Non è forse opportuno andare a cercare nel mondo delle professioni e dell’università, nelle disparate forme di impegno civico, nelle più coraggiose esperienze di contrasto alla criminalità organizzata le personalità a cui affidare la voglia di riscatto dei nostri cittadini e la loro diffusa esigenza di un chiaro segnale di discontinuità rispetto ad amministrazioni, anche di centro sinistra, che essi hanno avvertito distanti, deludenti e poco trasparenti? PD, se ci sei, batti un colpo!!









Cioè, l’attuale accordo è una riproposizione di quello vecchio, stipulato per le provinciali di Napoli-Salerno ed Avellino da Cosentino- Landolfi- De Mita e Zinzi, oppure uno ex novo che, magari, prescinde dalla Provincia di Caserta? Ricordiamo che quello vecchio prevedeva che alla candidatura alla presidenza della Provincia di Caserta dovesse essere chiamato il leader dell’Udc campano il deputato Domenico Zinzi. Va subito detto che, però, a prescindere dai contenuti, l’accordo sarebbe stato definitivamente varato. E la prova provata di ciò è la reazione dell’ex deputato della Margherita Pierino Squeglia, braccio destro di Ciriaco De Mita e coordinatore provinciale del “Movimento Popolari Democratici”. Lascia il re di Nusco , riacquista la sua autonomia politica e tra ore deciderà il suo prossimo percorso politico. Il suo ex segretario nazionale della Margherita Francesco Rutellie, nella sua recente visita a Napoli, aveva preannunciato in pompa magna dell’adesione dell’amico Pierino ad Alleanza per l’Italia. “Dimenticando l’ opposizione che viene portata avanti a livello nazionale, in Campania ci troviamo di fronte – dichiara Pierino Squeglia – ad un acritico ed incomprensibile appiattimento dell’ Udc sul Pdl. Pare che l’accordo sia stato fatto Ma su quali basi ? Per quale motivazione? Si è sempre parlato di accordi da realizzare su chiari e definiti accordi programmatici.Dove stanno ? Il candidato del Pdl, per quanto figura dignitosa e rispettabile, quali caratteristiche politiche ha per essere stato accettato?”. E’ netta per Squeglia “l’ impressione che tutto sia stato definito prima e sopra ogni riflessione politica. Tutto questo lo rifiutiamo come politici, ci inquieta come cittadini. In mancanza di motivazioni particolari e locali che potessero giustificare la scelta di una o altra alleanza, credo che sarebbe stato opportuno attenersi a principi e valutazioni di carattere generale. Ad esempio è’ estremamente illogico e contraddittorio che si possa concorrere a far vincere chi sfrutterà quella vittoria (ottenuta con il mio contributo) per rafforzare un governo ed una politica che io dico di combattere e contrastare a livello nazionale. I grandi progetti politici sbandierati credo proprio che siano stati sostituiti da calcoli e da convenienze particolari. Non era quello che si voleva combattere?”. Ma che Squeglia non volesse approdare nel centrodestra lo si sapeva da tempi immemori. Lui è stato da sempre dichiaratamente di sinistra. Non si dimentichi che nella Prima Repubblica ha recitato un ruolo di prim’ordine nel parnaso dell’intellinghetzia politica provinciale che aveva la sua massima manifestazione nella corrente morotea. Pierino Squeglia era cresciuto all’ombra di Elio Rosati, uno dei pochi ascoltati da Moro, dal senatore Coppola e da tanti altri intellettuali. Alle ultime elezioni politiche fu fatto fuori dalla segreteria nazionale di Veltroni dalle “candidature blindate” perché legatissimo a Coiriaco De Mita che già precedentemente era stato mandato in pensione. Poi con De Mita avevano ipotizzato, al di là degli schieramenti di centrodestra e di centrosinistra, una terza via, quella del centro. Infatti, erano ambedue impegnati nella “Costituente di centro”. Ma finchè l’Udc, che poi è l’asse centrale di questo nuovo ipotetico soggetto politico, staziona permanentemente del 6 per cento, nessuna sua proiezione –come la Costituente – potrà avere una prospettiva realistica. Così come da tempo avevamo sussurrato le nostre perplessità circa una probabile convivenza tra De Mita, Squeglia e Zinzi. I nodi, come puntualmente si verifica, vengono al pettine. Ma al di là di diverse visioni ideologico-programmatiche, Zinzi non poteva assolutamente andare d’accordo con De Mita e Squeglia perché venivano oggettivamente da percorsi opposti. Sia De Mita (logicamente in misura preponderante ) che Squeglia erano pur stati protagonisti di quel ciclo politico-istituzionale che aveva gestito per oltre un decennio la res pubblica in verità con risultato negativi. Mentre, invece, Zinzi con la sua Udc aveva sistematicamente contestato quelle gestioni, sempre a fianco del Pdl. Per cui il corto circuito tra loro non poteva non scattare. Ma perché c’erano tutte le premesse. Si poteva coesistere solamente se non decidevi per l’uno o l’altro schieramento. Ti mettevi nel limbo ad aspettare nuove stagioni e nuovi orizzonti. Ma questa non è la real-politik.